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	<title>credenza Archivi - Laboratorio di Restauro - Mario Menegatti e Lucia Del Negro</title>
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	<description>Laboratorio di Restauro - Mario Menegatti e Lucia Del Negro</description>
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		<title>Credenza con alzata firmata &#8220;de Karolis&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[easycolor@easycolor.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Aug 2018 16:06:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Credenza con alzata in abete con incisioni e pirografie di Adolfo de Carolis</p>
<p><iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/OmgfNIdVhvw?rel=0" frameborder="0" allow="autoplay; encrypted-media" allowfullscreen></iframe></p>
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<p>Credenza con alzata in abete. E’ costituita da due corpi: quello superiore chiuso da due ante a vetro ha tre ripiani che poggiano su delle scalette, quello inferiore è dotato di un cassetto e due portelle che chiudono un vano con ripiano sagomato. Il mobile ha una decorazione incisa e pirografata e riporta sul lato sinistro del corpo inferiore l’indicazione dell’esecutore: “Adolfo de Karolis da Montefiore” nella portella destra dell’alzata è riportata la data “Ver. MCMII”.<br />
Da notare che sul retro accanto a delle decorazioni che sembrano delle prove di pirografia è riportata la data 23-1-913.</p>
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<p><strong>Stato di conservazione</strong></p>
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<p>Lo stato di conservazione della vernice del mobile è molto diverso tra i fianchi e la parte anteriore che presenta delle parti ingrigite dall’umidità senza più tracce di vernice o con solo dei residui con effetto incrostazione. Sul fianco e sul retro vi erano inoltre numerosi schizzi di pittura a base calce.<br />
Nell’insieme il corpo superiore è meglio conservato rispetto alla parte inferiore .<br />
Da un analisi ravvicinata e comparata tra i due elementi della credenza è stato possibile individuare 3 diversi livelli sotto il cumulo di polvere e di sporco. Lo strato più esterno è costituito da una vernice che ha un aspetto scuro con delle crettature che formano un craquelé in cui i solchi hanno un aspetto più chiaro e riarso mentre le zolle hanno un aspetto più scuro, corposo e flessibile. Come si può osservare dalle foto questa vernice era stata applicata sicuramente a pennello in epoca successiva ed in maniera piuttosto maldestra, vi erano infatti numerose gocciolature e riprese di vernice con parecchie impurità e particelle di polvere inglobate. Le piccole cornici soprattutto nella parte in sottosquadra erano appiattite dallo spesso strato di vernice; la vernice trattata con alcol aveva la tendenza a rammollire e ad assumere un aspetto molto brillante soprattutto nei punti in cui vi erano degli accumuli.<br />
Date le caratteristiche probabilmente si trattava di una vernice mista a base alcol, con coppale tagliato con gommalacca e colofonia addizionata a pigmenti, che fino agli inizi degli anni Sessanta veniva largamente usata per pitture interne e che dava film molto riempitivi e brillanti. In alcune zone poco accessibili al pennello, in cui questo strato era meno spesso o in punti in cui questa vernice non aveva ben aderito e si era consumata, affiorava una vernice più leggera sempre a base alcol leggermente colorata posta su una velatura rossastra probabilmente a base tempera. Abbiamo eseguito una campionatura di pulitura sul fianco dell&#8217;alzata nella parte meglio conservata asportando il secondo strato di vernice. Il colore ottenuto ci è servito da guida per la ricostruzione della finitura.<br />
Il mobile aveva numerosi problemi di falegnameria dovuti sia al tempo sia ad un lungo abbandono. Se si osserva lo scrocco della portella bassa sinistra si può vedere quanto la ruggine abbia mangiato.<br />
Nella schiena sia dell’alzata che della base vi era un ritiro del legno dell’ordine di 1 o 2 cm e alcune assi erano scollate. Stessa cosa dicasi del fondo della base, dove voi sono tracce di interventi di aggiustamento precedenti. Identico problema nel coperchio della base dove tra la prima asse e la seconda vi era una frattura di un centimetro e nel coperchio dell’alzata dove le fenditure erano due. Anche nel fondo del cassetto vi erano problemi analoghi, inoltre nel fronte vi era una rottura piuttosto estesa in basso a dx (per chi guarda). Gli scorrevoli erano molto consumati, sia quelli fissi all’interno della base sia sotto al cassetto.<br />
Le gambe tornite anteriori erano fissate con chiodi e l’incollatura originale non aveva più presa.<br />
Piccole rotture dovute a traumi sono visibili anche nelle fotografie, per esempio nel cappello e nel piano della credenza.<br />
Problemi anche nei cardini, sia perché mancavano due cardini delle portelle inferiori, sia perché alcuni erano al limite dell’usura e senza più un fissaggio soddisfacente. Le serrature originali ad incasso erano state sostituite con un sistema di chiusura a molla delle antine con conseguente chiusura rabberciata della sede delle serrature, eliminazione delle bocchette originali, loro sostituzione con maniglie, e chiusura del foro per la chiave.</p>
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<p><strong>Progetto di intervento</strong></p>
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<li>riparare le rotture del legno dovute a ritiri, traumi e consunzione in modo tale da restituire la funzionalità del mobile</li>
<li>togliere la vernice più esterna perché non era sicuramente originale e deturpava l’aspetto del mobile,</li>
<li>ricostituire la leggera velatura a tempera prendendo come riferimento la parte più carica per attenuare l’aspetto rustico del legno di conifera, si è scelto un compromesso tra il</li>
<li>ridurre la visibilità della venatura e l&#8217;evitare l&#8217;effetto placcativo;</li>
<li>applicare una vernice finale alla gomma lacca leggermente pigmentata.</li>
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		<title>Credenzone con alzata</title>
		<link>https://laboratoriodirestauro.it/product/credenzone-con-alzata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[easycolor@easycolor.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Aug 2018 13:10:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Grande credenza della fine del cinquecento in massello di noce. Probabilmente destinata ad una sagrestia.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Grande credenza della fine del cinquecento in massello di noce. Probabilmente destinata ad una sagrestia aveva grandi cassetti per riporre gli abiti talari nella parte bassa dietro le portelle, mentre nella parte alta venivano conservati i calici per la messa.<br />
Per il tipo di intaglio che la decora è probabilmente di provenienza lombarda, forse bergamasca.<br />
La parte alta è costituita da tre portelle con al centro intarsi di ebano e acero, segati a pacchetto con seghetto ad arco. Le cornici che li circondano sono tipicamente barocche sia per la forma sia per il perimetro che delimitano.<br />
Le tre portelle sono separate da quattro cariatidi con testa di putto scolpite con grande perizia ad alto rilievo.<br />
Sopra le portelle vi è un vano a cui si accede sollevando il piano superiore grazie al lavoro di tre gangherelle.<br />
La base è imponente, con un grande piano e due portelle che si aprono totalmente su cardini con fulcro esterno. Tra il piano e le portelle vi è un grande cassetto che ha ai lati due mascheroni.<br />
Le portelle sono ripartite con una campitura centrale intarsiata, delimitata da grandi cornici e riquadrata da listelli di noce. Accanto lateralmente verso l’esterno vi è una campitura ad andatura verticale segnata da piccole cornici che simulano dei montanti, che di solito qui insistono nei mobili con apertura delle portelle non totale.<br />
I fianchi son costituiti da due assi ed hanno funzione portante. Alla base corre un grande cornicione.</p>
<p><strong>Stato di conservazione</strong><br />
Il mobile è arrivato in laboratorio con un aspetto scuro e un precario equilibrio delle varie parti. E’ presto risultato evidente che il mobile ha subito intorno agli anni 50 60 del Novecento un restauro economico fatto in velocità.<br />
Molte parti erano assemblate senza precisione, usando chiodi per assicurare la tenuta, mentre la colla veniva data in abbondanza su due parti di legno che non collimavano. Le riparazioni purtroppo inevitabili in mobili così antichi erano state fatte con tasselli inseriti a forza e dove restavano delle zone indetermitate dello stucco colorato a base gesso riempiva i vuoti.<br />
Nelle cornici sotto al cassetto e nel cornicione di base gli interventi sono stati particolramente numerosi e molto approssimativi.<br />
I fianchi avevano una fenditura di quasi due centimetri tra le due assi che li costituiscono, in parte chiusa con un listello di noce.<br />
Le riparazioni sugli intarsi erano per la maggior parte in stucco, tranne alcuni punti in cui era stata ripristinata la filettatura di acero.<br />
I cardini della portella di destra avevano indebolito il legno per cui erano stati necessari due tasselli, uno dei quali, il più grande e il più basso, non aderiva più al piano e stonava per scelta di legno.<br />
Il fondo del cassetto aveva subito un calo come normale nel legno di manufatti antichi, solo che la fenditura era stata riparata mettendo delle squadrette di ferro e chiodi che hanno costretto il fronte del cassetto ad incurvarsi.<br />
Secondo noi il mobile durante questo restauro è stato totalmente smontato. Nel rimontarlo non sono state prese con attenzione le misure per cui ancora adesso si può vedere il piano del fondo della credenza montato non orizzontalmente. Anche i fianchi e la schiena erano stati montati “a occhio”.<br />
Qualche tarlo è presente nelle parti nuove del cornicione e nelle parti in legno dolce. Non ci sembra tuttavia pericoloso.<br />
Infine il mobile era molto scuro per una colorazione a base di terra di Kassel. La finitura era una rustica gommalacca data a pennello. Tutte le parti interne del mobile erano molto sporche.</p>
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